Antichi sul rendiconto 2008: più tasse e meno investimenti in Toscana PDF Stampa E-mail
mercoledì 01 luglio 2009
Intervento del Portavoce dell'opposizione, Alessandro Antichi, nel dibattito sul rendiconto 2008 (ex art. 70, comma 4, del Regolamento del Parlamento toscano)




I - Il contesto economico

Il 2008 è stato caratterizzato, almeno nel secondo semestre, dal manifestarsi di una crisi economica in larga parte non prevista, benché ampiamente prevedibile, nel momento in cui la Giunta ha approvato il bilancio di previsione (dicembre 2007).

Ricordammo allora, in occasione della discussione appunto sul bilancio di previsione per l'esercizio 2008, che la pressione fiscale generale in Italia era fra le più alte dell'Eurozona e che i Toscani, intanto, venivano resi più "poveri" da una congiuntura economica che già allora si preannunziava drammatica, come avrebbe poi meglio spiegato l'Irpet nelle settimane successive.

Il cumulo delle tasse nazionali e locali - dicevamo - si rivelerà insopportabile: saranno proprie le ultime gocce di sangue succhiate dalla zanzara regionale, a far saltare l'equilibrio di tanti bilanci familiari fondati su stipendi e salari fissi e pensioni minime

Abbiamo poi visto [vedi Rapporto Irpet - Unioncamere del 19 giugno 2009] che il 2008 ha segnato l'estensione della crisi finanziaria di fine 2007 all'economia reale, avviando una fase recessiva mondiale senza precedenti negli ultimi 50 anni - avvicinabile addirittura alla crisi del '29 - che non poteva non coinvolgere l'Italia e, di conseguenza, anche la Toscana.

In Italia nel 2008 si è avuta una caduta del PIL dell'1%, determinata soprattutto dal calo delle esportazioni (-3,9%).

La Toscana ha anticipato e peggiorato il ciclo negativo.

La situazione economica della Toscana, non particolarmente dissimile nel 2008 da quella nazionale, ha messo in evidenza qualche elemento di maggiore problematicità: il calo del PIL è stato infatti dell'1,2%.

In particolare, sembrerebbe che le imprese toscane abbiano anticipato la crisi, il che evoca un problema di competitività delle produzioni toscane.

Così l'Irpet nel rapporto del 19 giugno 2009.

Ma le ripercussioni più gravi della crisi si sono verificate nei primi mesi del 2009 e condizioneranno almeno tutto l'anno.

Le previsioni IRPET per il 2009 indicano una caduta del PIL attorno al 5%; una caduta, quindi grave,che avrà bisogno di misure adeguate, delle quali discuteremo in sede di approvazione del DPEF.

II - L'analisi del rendiconto (con i rilievi della Corte dei Conti).

II.a Le Entrate.

Come da noi puntualmente previsto la pressione fiscale riferibile ai tributi regionali calcolata rispetto al PIL regionale è aumentata.

Significativamente è diminuita la pressione fiscale generale (nazionale e locale, per effetto dei provvedimenti assunti dal Governo Berlusconi), ma non quella riferita ai tributi regionali.

Le entrate che hanno fatto registrare gli scostamenti più significativi riguardano le tasse automobilistiche (+5,42 milioni), l'attività di recupero coattivo e dell'evasione (+1,67 ml.), la riscossione diretta dell'Irap (+5,03 ml.), la quota regionale sull'accisa benzina (+6,40 ml.), i proventi derivanti dall'accertamento delle tasse auto (+8,03 ml.).

La scelta del 2007 di porre fine alla decennale "piccola tregua fiscale regionale", con la manovra sull'IRAP e sull'addizionale sulla tassa automobilistica, è come noto responsabile dell'extragettito, il "tesoretto toscano", che si è consolidato nel 2008.

Si conferma dunque che il governo regionale, grazie alle nuove tasse introdotte dal 2007, continua ad accumulare risorse che sottrae al sistema economico toscano e - piuttosto che decidere di restituirne almeno una parte a cittadini ed imprese - impiega per aumentare la spesa della macchina regionale, che infatti - a dispetto di ogni proclama - cresce rispetto al 2007. Un finanziamento della burocrazia. Un sistema che si autoalimenta, dimenticando le priorità delle famiglie toscane, del mondo produttivo secondo la logora formula statalista "più tasse e più spesa pubblica".

II.b La Spesa corrente.

La spesa presenta una progressiva crescita dei volumi, ma la gestione mostra un certo calo della capacità di impegno ed un peggioramento della capacità di pagamento.

L'analisi per classificazione economica rileva che la crescita si addensa maggiormente sulla spesa corrente con particolare riferimento a quella per il personale. L'aumento del volume della spesa corrente si mostra più elevato rispetto a quello del 2007 anche se depurato della parte destinata al servizio sanitario.

Sotto il profilo gestionale, gli indicatori della spesa corrente mettono in risalto un certa flessione della capacità di impegno e della velocità di pagamento.

Si presentano in leggero aumento, in valori assoluti, gli impegni attinenti alla spesa di funzionamento, trascinata dalla spesa di personale e da quella per l'acquisto di beni e servizi.

II.c La Spesa in conto capitale.

Una situazione assolutamente non confortante emerge dal monitoraggio del programma straordinario degli investimenti che, sebbene in corso di esaurimento, mostra un grado di utilizzazione delle risorse finanziarie nell'ordine di appena il 55% di quelle assegnate.

L'esatto contrario, dunque, delle politiche keynesiane da più parti invocate in questo momento di crisi dell'economia reale, da giocare sul fronte degli investimenti come motore di attivazione della domanda tramite la spesa pubblica in conto capitale.

La spesa che aumenta è solo quella di parte corrente, normalmente improduttiva.

Gli investimenti restano al palo.

II.d Il riordino delle partecipazioni regionali.

Il progetto di riordino del sistema delle partecipazioni regionali, enunciato nei documenti programmatici e di bilancio, che prevede una riconsiderazione delle società per addivenire ad una dismissione di quelle la cui attività non risulti strategica al perseguimento degli obiettivi delle politiche regionali di intervento deve essere immediatamente riavviato.

Il 2008, infatti, è stato caratterizzato da un intervento di tipo meramente ricognitivo che deve adesso passare alla fase delle decisioni.

III - Le valutazioni conclusive

Con riferimento al rendiconto generale per l'anno finanziario 2008, resta confermato quel giudizio che già avemmo modo di formulare in relazione al bilancio di previsione per il medesimo esercizio.

E cioè che "la Giunta ha scelto di spendere meno per i toscani e di più per se stessa. La sussidiarietà all'incontrario, il neosocialismo toscano, la continuità e la sopravvivenza del più numeroso ceto politico dell'Occidente avanzato.

Più politica, più politici, più politicizzazione.

Meno società, meno impresa, meno libertà.

Il bilancio della Regione per il 2008 si caratterizza per il costante e spettacolare aumento dell'interposizione pubblica, ossia della crescita geometrica del prodotto fra due fattori entrambi in aumento, prelievo fiscale e spesa pubblica".

Dunque,

  • pur un presenza di un momento economico caratterizzato dall'estensione all'economia reale, nel corso del 2008, delle prime avvisaglie della crisi finanziaria affacciatasi nel 2007 (e quindi prevedibile);

  • nonostante la possibilità, mancata nonostante i 14 provvedimenti di variazione al bilancio assunti in corso di esercizio 2008, di attivare manovre correttive, la Giunta ha:

  • perseverato nella politica del "tassa e spendi" aumentando ancora la pressione tributaria regionale;

  • incrementato la spesa improduttiva;

  • ridotto la spesa per investimenti;

  • rallentato i pagamenti.

Ovvero: l'esatto contrario di ciò che le circostanze richiedevano; e cioè capacità di contenimento della spesa corrente e di riduzione della pressione tributaria, forti investimenti in opere pubbliche e velocizzazione dei pagamenti per immettere liquidità nel sistema.

Così la Giunta ha mostrato una rigidità ed una incapacità di adattamento alla realtà che è il frutto più deteriore di una cultura di governo datata ed inidonea al momento presente.

Della quale il rendiconto è l'espressione più compiuta e che, pertanto, si merita ed avrà il nostro voto contrario.

Firenze, 1 luglio 2009










 
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