Tra ieri e oggi le notizie incerte
provenienti dall’Iran parlano di repressioni su vasta scala e di
centinaia di arresti. Riportiamo l’appello rivolto ieri da Mohsen
Makhmalbaf, portavoce del leader dell’opposizione iraniana Moussavi, a
tutti gli iraniani e ai simpatizzanti che hanno manifestato a Milano.
Il leader dell’Onda Verde non riconosce
la vittoria di Ahmadinejad, per questo nell’appello dice voler
continuare in modo non violento la lotta contro un regime che paragona
al fascismo. E ammette anche un errore politico: «Quattro anni fa
abbiamo pensato di boicottare il regime astenendoci dalle elezioni: il
risultato è stato una vittoria di Ahmadinejad».
Nonostante quello che può apparire in
occidente, il 12 giugno è avvenuto un vero e proprio colpo di stato: è
la fine, dice Makhmalbaf, della Repubblica islamica, «perché le piccole
libertà democratiche di prima sono completamente scomparse».
Noi siamo uniti con tutti gli
iraniani che dimostrano oggi a Milano per dire al mondo che Ahmadinejad
non è il nostro Presidente. Stiamo cercando solo la democrazia e la
pace. Non la bomba atomica. Chiediamo a tutti i mezzi d’informazione di
dar voce a tutti i morti uccisi da Khamenei e Ahmadinejad. Continueremo
la nostra lotta contro il fascismo in Iran in maniera non violenta come
Gandhi ha fatto in India. Noi crediamo che vinceremo perché questa
volta tutta la Nazione si è svegliata e nessuno può fermarla. Siamo
gocce di un oceano, di un oceano così grande che può cambiare la nostra
situazione e quella del mondo.
Dopo alcuni giorni di silenzio,
Moussavi ha dichiarato che il «nuovo governo iraniano è illegittimo».
Come si deve interpretare questo messaggio?
È sicuramente una dichiarazione
importante che tutti noi aspettavamo tanto quanto l’ultima splendida
lettera speditaci da Moussavi. Il leader dell’opposizione iraniana in
questa lettera ha annunciato chiaramente: «Io come molte altre persone
iraniane non accetterò questo Presidente come nostro Presidente e
lotterò in modo non violento contro di lui». Crediamo che oggi il
popolo iraniano sia molto determinato a cambiare la situazione.
Moussavi, Karroubi e Khatami supportano il Movimento e sono con noi
fino alla fine. Pensiamo che siamo giunti all’inizio della fine del
fascismo in Iran. Alla comunità internazionale chiediamo di sostenerci
non riconoscendo Ahmadinejad come Presidente dell’Iran. Ahmadinejad non
può imprigionare tutta la nazione, non può uccidere tutta la nazione.
Ad ogni uccisione e ad ogni imprigionamento questo dittatore diventerà
sempre più debole e la nazione sempre più forte contro di lui.
Qual è la sua opinione riguardo al
fatto che l’Unione Europea stia concertando il ritiro di tutti gli
ambasciatori dei singoli Stati da Tehran?
È una reazione molto interessante da
parte dell’Unione Europea. Voglio chiedere a tutte le ambasciate di
interrompere le relazioni commerciali con l’Iran. Ricordatevi che
Ahmadinejad è il ladro del voto elettorale iraniano. Chi intratterrebbe
relazioni commerciali con un ladro?
A partire da questa domenica si preannuncia l’inizio di uno sciopero…
Sapete, stiamo aspettando questo
sciopero in grado di spezzare sempre di più questo regime fascista, ma
avremo bisogno di uno sciopero ancor più grande organizzato
direttamente dall’entourage di Moussavi. Questo sarà il prossimo passo
del Movimento e speriamo che Moussavi in persona possa unirsi a questo
secondo sciopero molto presto.
Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni in Iran è l’inizio del declino del governo islamico?
Trent’anni fa abbiamo fatto una
rivoluzione per ottenere la libertà e la democrazia ma non ci siamo
riusciti, dodici anni fa ci abbiamo riprovato per chiedere solo un poco
di quella democrazia e libertà a cui aspiriamo, ma sfortunatamente non
ci siamo riusciti, perché il governo islamico ha represso il nostro
movimento e ha utilizzato la polizia per arrestare molti studenti e
attivisti politici. Quattro anni fa abbiamo pensato di boicottare il
regime astenendoci dalle elezioni: il risultato è stato una vittoria di
Ahmadinejad. Il periodo della prima legislatura di Ahmadinejad è stato
terribile. La situazione economica del Paese è disastrosa. Nonostante
enormi entrate dovute alla vendita del petrolio, l’Iran ha raddoppiato
di due volte e mezzo il suo debito pubblico rispetto al governo Khatami
e la libertà di espressione è molto peggiorata. Quello che è avvenuto
nelle ore successive al voto di venerdì 12 giugno, anche se ancora
molta gente fuori dall’Iran non l’ha percepito, è un colpo di Stato a
tutti gli effetti. Molte persone non l’hanno capito perché di solito un
colpo di Stato proviene da una componente esterna al Governo, ma in
questa occasione è avvenuto dall’interno. La notte delle elezioni, la
polizia ha devastato il quartier generale di Moussavi e ha impedito lo
spoglio completo dei voti. Ahmadinejad è stato proclamato Presidente
quella notte stessa (lo scrutinio dei voti in Iran impiega solitamente
due, tre giorni) dalla Guida Suprema Khamenei. Immediatamente dopo è
stato vietato a tutti di manifestare ed è stato emanato il divieto
d’indire riunioni con più di quattrocento persone. Tutto ciò ha un solo
significato: la paura del Governo per la popolazione e l’inizio del suo
tramonto.
Qui in Occidente non manca chi,
anche tra l’opinione pubblica, si è fatto l’idea che la maggioranza dei
meno abbienti, soprattutto nelle aree rurali povere e nei paesi,
sostenga Ahmadinejad, mentre l’appoggio per Moussavi provenga solo
dalle grandi città come Teheran e Shiraz. È così?
La questione è capire se la gente
povera ha votato per Ahmadinejad. Questo è completamente falso, pura
propaganda. Sotto il governo di Ahmadinejad, tutti si sono impoveriti,
e i poveri ancor di più, dimezzando i propri introiti. Gran parte dei
soldi dello Stato sono stati spesi per il programma di costruzione
della bomba atomica e per l’esercito. Tutta la popolazione iraniana è
arrabbiata con Ahmadinejad a causa di questo impoverimento generale.
Inoltre, praticamente quasi tutti i giovani, sia che vivano in città o
in campagna, sostengono Moussavi. La maggioranza del popolo iraniano
crede nella libertà e nella democrazia. Anche i socialisti di stampo
marxista si sono uniti con Moussavi. Ma ci potete credere che questo
Presidente ha cercato di rubare gli aerei nazionali per rivenderli?!.
Ahmadinejad ha derubato tutta la nazione.
Parlando di bomba atomica alcuni studiosi sono convinti che anche Moussavi continuerebbe i programmi nucleari a scopo bellico.
Moussavi è come un Mandela o un Gandhi
islamico, è dentro e fuori il sistema. Dunque sicuramente Moussavi non
crede nella bomba atomica, ma purtroppo è Khamenei la Guida Suprema che
decide su questa materia.
C’è in particolare un suo film che le ricorda la situazione dell’Iran di oggi?
Sono restio a parlare dei miei film adesso, ma Viaggio a Kandahar
richiama ciò a cui stiamo assistendo. La realtà iraniana era molto
migliore anni fa rispetto a oggi. Prima eravamo una Repubblica
islamica, ora non più: la situazione che viviamo è la fine della
Repubblica islamica, perché le piccole libertà democratiche di prima
sono completamente scomparse. Direi che se prima avevamo una situazione
democratica al 20% e coabitavamo con una realtà fascista all’80%, oggi
impera il fascismo al 100%. Nonostante questo sono ottimista, perché il
regime iraniano crollerà in quanto è completamente delegittimato fuori
e dentro l’Iran.
(Mattia Sorbi)
Fonte: Il Sussidiario
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=29308